La scena è semplice e osservabile: un signore di settantacinque anni accende la radio mentre si prepara il caffè, una signora con capelli dargento mette la playlist degli anni della giovinezza e allunga la voce sul ritornello come per ricordare a se stessa che la giornata ha un senso. Non è solo abitudine o nostalgia. Cè un processo psicologico che porta molte persone oltre i settanta anni a iniziare le mattine con musica. Qui provo a spiegare perché sento che quella scena funziona davvero e perché molti professionisti della salute mentale non ne parlano come si dovrebbe.
Un rituale che regola lalta e il basso
La musica al mattino non è soltanto intrattenimento. Per chi ha vissuto più decenni la musica spesso organizza il ritmo interiore. Non è un miracolo scientifico e nemmeno una panacea ma agisce come un regolatore emotivo: smorza lansia di chi si sveglia con il peso delle perdite, amplifica la curiosità di chi vuole provare qualcosa di nuovo e stabilizza il battito di chi sente il mondo meno prevedibile.
Perché negli over 70 questo gesto diventa così frequente
La risposta comune sarebbe: memoria, ricordi, associazione. Sì, ma non basta. Con lanzianità cambia il rapporto con il controllo del tempo. Routine e prevedibilità diventano risorse preziose. Mettere su una canzone è un modo rapido per creare contorni emotivi alla giornata. La musica interviene prima che il pensiero razionale abbia il tempo di innescare tutte le preoccupazioni quotidiane. È un piccolo arresto cardiaco alla deriva emotiva.
La psicologia lo conferma senza risolverlo tutto
Studi accademici mostrano che luso della musica per autoregolare le emozioni è comune tra gli adulti più anziani. Non tutti la usano nello stesso modo. Alcuni cercano stimoli per attivarsi, altri melodie che abbassino i livelli di attivazione. In entrambi i casi la musica offre un ambiente emotivo controllabile, qualcosa che linterlocutore umano a volte non può fornire.
Music can pierce the heart directly it needs no mediation. Oliver Sacks neurologist and author.
Questa osservazione di Oliver Sacks risuona con quello che vedo ogni mattina nei quartieri e nelle case: la musica non mediazione ma ingresso diretto nelle sensazioni. Non è una citazione tecnica ma un promemoria che lamusica lavora a un livello diverso dalle conversazioni o dalle letture.
Non è solo piacere passivo
Uscendo dalle frasi fatte: molte persone in età avanzata usano la musica come uno strumento attivo. Scegliere il brano è scelta di intenzione. Si seleziona per come si vuole sentire. È una piccola strategia comportamentale che funziona quasi sempre: scegliere un ritmo più lento per calmarsi, un classico animato per sentirsi più energici. Non funziona sempre e non funziona per tutti ma la pratica è significativa perché ricostruisce un senso di autorità su quello che capita dentro di sé.
La dimensione sociale e identitaria
È ingenuo pensare che la musica sia un fenomeno isolato. Le playlist del mattino tendono a essere linee narrative della vita: canzoni nate nel dopoguerra, melodie di ballo del proprio paese, inni di feste passate. Quando un settantenne sceglie la sua colonna sonora si ricostruisce una continuità identitaria che il mondo esterno spesso mette a rischio. Questo spiega perché linizio della giornata diventa un atto di resistenza: mantenere se stessi, non arrendersi alla dissolvenza del ruolo sociale.
Personalmente
Ho parlato con amiche e amici di quelletà che descrivono il momento musicale mattutino come un «contratto» con la giornata. Non lo dicono in modo eroico. Lo dicono come si firma una lista della spesa. Mi pare importante: non è esagerazione emotiva ma pratica ordinaria di cura di sé.
Consapevolezza e gestione delle emozioni
Un aspetto spesso sottovalutato è la componente di consapevolezza implicita. Quando qualcuno sceglie una canzone per calmarsi sta in realtà praticando una forma minimale di autoregolazione emozionale. Non si tratta di meditazione formale ma di un piccolo atto ripetuto che insegna al sistema nervoso come passare da uno stato allaltro. Anche questa capacità si affina con la pratica.
Cosa dicono i terapeuti
Molti musicoterapeuti e psicologi gerontologici osservano che lamusica può essere usata per stabilizzare ritmi giornalieri e per aprire conversazioni su ricordi difficili. Questo non significa che sia una soluzione unica; significa che spesso è la leva giusta per cominciare a lavorare su altre cose. La trovo una definizione utile: lamusica è la mano che apre la porta, non la porta stessa.
Limiti e ombre
Non tutto è brillante. Ci sono casi in cui la musica rinforza stati malinconici, porta alla ruminazione, oppure diventa una via di fuga che impedisce di affrontare problemi pratici. Anche questo è interessante perché dice che lo strumento non è neutro: dipende dallintenzione e dal contesto. Nessuna formula universale quindi, solo prudenza e sperimentazione.
Osservazione finale
Il gesto di alzare il volume prima di aprire la finestra non è un rituale sacro ma è un atto pratico che somma microbenefici. La mia posizione è chiara: valorizzare questo rito quotidiano negli over settanta non significa mitizzarlo né declamarlo come terapia miracolosa. Significa riconoscerlo come una modalità concreta di gestione dellumore che merita più spazio nella conversazione pubblica e nei servizi per anziani.
Ci sono ancora molte domande aperte. Per esempio come cambiano le preferenze musicali quando la percezione uditiva si modifica oppure come la tecnologia può supportare scelte musicali più consapevoli negli anziani che vivono da soli. Sono dettagli concreti che richiedono attenzione e non slogan.
Tabella di sintesi
Argomento Chiave. Perché succede. Effetto pratico.
Routine emotiva. La musica crea prevedibilità emotiva. Riduce lansia iniziale della giornata.
Controllo intenzionale. Scelta consapevole dei brani. Autoregolazione dellumore.
Identità sociale. Playlist legate alla memoria personale. Rafforza il senso di continuità e ruolo.
Strumento daccesso terapeutico. Facilita aperture emotive e conversazioni. Agevola interventi di supporto psicologico.
Ombre. Possibile rinforzo della ruminazione. Serve contesto e accompagnamento.
FAQ
Perché tante persone anziane preferiscono iniziare con la musica e non con la televisione. La musica offre uningresso emotivo più diretto e meno frammentato. La televisione spesso richiede attenzione cognitiva e propone stimoli multipli che possono disorientare mentre la musica può essere regolata in volume tempo e contenuto ed è quindi più adattabile alle esigenze emotive immediate.
La scelta del brano è importante. Che regole seguire. Non esistono regole rigide. Vale la regola personale: se un brano calma senza allontanare dalla realtà allora funziona. Alcune persone scelgono canzoni familiarmente associate a momenti positivi altri preferiscono brani che mantengono lucidità e attenzione. Limportante è che la scelta non porti a isolamento emotivo prolungato.
La musica può sostituire relazioni sociali. No. La musica supporta ma non sostituisce il contatto umano. È una leva utile per entrare in relazione con gli altri e per costruire momenti condivisi ma non è un surrogato.
È consigliabile usare tecnologiche come smart speaker. Le tecnologie possono facilitare laccesso soprattutto per chi ha difficoltà motorie o visive. Vanno però impostate con attenzione per evitare frustrazioni e per garantire che le scelte musicali rimangano personali e non imposte dallalgoritmo.
Cosa resta da esplorare. Servirebbero studi più concreti su come la micropratica musicale del mattino impatti la qualità della vita a medio termine. Serve anche capire meglio i confini tra supporto emotivo e fuga. Sono domande che non ho risposte definitive ma che invito a portare nella conversazione pubblica.