Non è semplice stropicciarsi gli occhi e dichiarare che il multitasking è una moda pericolosa. Io ci ho provato. Ho passato giorni alternando riunioni, notifiche e tentativi di concentrazione profonda, e ogni volta la sensazione è la stessa: un residuo di pensieri appiccicosi che mi segue come un odore che non riesci a togliere. In questo pezzo provo a spiegare perché il multitasking aumenta la fatica emotiva e perché la questione è meno tecnica e più umana di quanto raccontino i manuali di produttività.
Il rumore interno che resta dopo aver cambiato attività
Non parlo soltanto di distrazione. Il concetto chiave che preferisco citare è quello di attention residue. Quando passiamo da un compito incompiuto a un altro, una parte della nostra attenzione rimane appiccicata al compito precedente e continua a sussurrare problemi irrisolti. È una forma di ronzio mentale che ruba spazio alla nostra capacità di vivere l presente e aumenta il carico emotivo perché porta con sé preoccupazioni, anticipazioni e sensazioni di incompletezza.
Perché questo si traduce in fatica emotiva
La fatica emotiva non è semplicemente stanchezza cognitiva. È la somma di piccole tensioni che si accumulano quando la mente è costantemente divisa fra qui e altrove. Ogni microinterruzione richiede una ricalibrazione emotiva: decidere se una notifica è importante, valutare le implicazioni di una mail, regolare l ansia per un compito lasciato a metà. Quel continuo battito d arresto e ripartenza logora la capacità di modulare le emozioni. Alla lunga, si perde la soglia di tolleranza: si reagisce con irritazione, si sceglie la via più facile della sospensione emotiva oppure si diventa indifferenti.
Una voce autorevole sul tema
“Ive spent the last 17 years studying the brain and how we deal with having to constantly switch focus What research shows is that generally the brain finds it difficult to switch between tasks In particular my research reveals that as we switch between tasks part of our attention often stays with the prior task instead of fully transferring to the next one This is what I call Attention Residue when part of our attention is focused on another task instead of being fully devoted to the current task that needs to be performed.”
Sophie J Leroy Dean and Professor University of Washington Bothell School of Business
Questa citazione mette un nome scientifico a una sensazione che molti riconoscono. Non è un fatto di volontà. Non è solo pigrizia. È un fenomeno osservabile che porta con sé costi emotivi tangibili.
La macchina emotiva consuma più carburante quando salta contesti
Immagina il tuo sistema emotivo come una rete di relais: ogni passaggio di contesto deve riallineare non solo l attenzione ma anche lo stato emotivo. Quando si passa troppo in fretta da una situazione all altra il sistema non ha il tempo di completare la transizione. L emozione rimasta incompiuta continua a segnalare al corpo che qualcosa è aperto, e questo mantiene acceso un livello di allerta basso ma costante.
Questo ha tre conseguenze spesso sottovalutate. Primo, la sensibilità alle emozioni negative aumenta. Secondo, la capacità di gioire o di provare soddisfazione si affievolisce. Terzo, la soglia per la frustrazione scende e la giornata diventa un susseguirsi di irritazioni apparentemente ingiustificate.
Esperienze personali e osservazioni sul campo
Mi è capitato di parlare con manager che si vantavano di poter seguire dieci cose insieme. Dopo qualche mese molti si lamentavano di «essere vuoti» la sera. Non erano depauperati di tempo ma di energia emotiva. Chi invece controlla meno le interruzioni spesso racconta di ritrovare emozioni più nitide anche in attività ordinarie: una conversazione, un pranzo, la lettura di un paragrafo. C è una qualità dell esperienza che il multitasking erode e che non sempre si riesce a quantificare con metriche produttive.
Un costo invisibile difficile da misurare
La scienza ci dà strumenti per misurare performance e tempi di reazione ma la fatica emotiva resta più sfuggente. Puoi osservare errori, leggere battute d arresto nella produttività, misurare la durata della concentrazione, ma la sottrazione di piacere e il senso di esaurimento emotivo richiedono metodi più qualitativi. Per questo vediamo spesso consigli freddi come spegnere le notifiche o lavorare per blocchi, ma pochi parlano di riconoscere e recuperare la capacità di sentire le piccole cose che rendono la vita gravida di senso.
Un avvertimento su soluzioni facili
Non credo nelle formule magiche. Spegnere lo smartphone per due ore può aiutare ma non annulla il residuo emotivo di settimane di lavoro frammentato. Anche il cosiddetto deep work se usato come ennesimo dovere da aggiungere alla lista può diventare un nuovo fattore di stress. Serve una strategia che includa pause significative e rituali di chiusura reali. Non una checklist sterile ma gesti che segnino il confine tra i compiti e la vita emotiva.
Piccoli cambiamenti che contano davvero
Se devo essere netta dico che la battaglia non è contro la tecnologia ma contro la banalizzazione dell attenzione. Ridurre le interruzioni non è una sfida tecnologica è una scelta etica su come vogliamo abitare le nostre giornate. Scegliere di completare un compito prima di iniziarne un altro non è sempre possibile ma spesso è praticabile più di quanto si pensi. E poi c è il valore della ritualità: un gesto semplice che segnali fine e inizio è più efficace di mille app di gestione del tempo.
Lasciare spazio all incertezza
Non tutto va risolto. Parte del lavoro su come convivere con la frammentazione è imparare a tollerare l ambiguità. Alcune emozioni rimarranno sospese per motivi reali. Ammettere questo è già un sollievo. La soluzione definitiva non esiste e forse non servirebbe: il punto è rendere le giornate meno erose e più intenzionali.
Conclusione
Se il multitasking ti prosciuga è perché ti costringe a portare dietro di te pezzi di vita non chiusi. Questi frammenti consumano energia emotiva in modo subdolo e continuo. Più capiamo il fenomeno e più possiamo scegliere come rispondere. Non tutte le risposte saranno tecnologiche e non tutte saranno veloci. Ma riconoscere che la fatica emotiva ha una causa fisica e sociale è il primo passo per riappropriarsi di parti della giornata che oggi sembrano evaporare.
| Idea chiave | Impatto |
|---|---|
| Attention residue | Riduce la capacità di concentrazione e aumenta la fatica emotiva. |
| Interruzioni frequenti | Aumentano l allerta costante e abbassano la soglia di tolleranza emotiva. |
| Rituali di chiusura | Agiscono come punti di coesione emotiva più efficaci delle soluzioni tecnologiche. |
| Tolleranza dell incertezza | Accettare frammenti irrisolti riduce la pressione emotiva immediata. |
FAQ
Come riconosco che la mia stanchezza è emotiva e non solo fisica?
La fatica emotiva si manifesta spesso come irritabilità improvvisa, senso di vuoto affettivo, difficoltà a godere di attività che prima piacevano, e una reattività esasperata a stimoli minimi. A differenza della semplice stanchezza fisica non migliora subito con un riposo breve ma tende a rimanere anche dopo una notte di sonno se il pattern di frammentazione quotidiana non cambia.
Perché le soluzioni digitali non sono sufficienti?
Spegnere notifiche o usare app per bloccare siti aiuta certo, ma non affronta il problema della gestione emotiva dei compiti incompiuti. Quel residuo mentale spesso nasce da aspettative, pressioni personali e mancanza di rituali che chiudano le pratiche lavorative. La tecnologia può creare il vuoto necessario ma non riempie il senso con cui viviamo quei vuoti.
Che ruolo hanno i contesti sociali e lavorativi?
I contesti che premiano la reperibilità continua e l iperproduzione di risultati alimentano il multitasking. Quando l ambiente di lavoro valorizza la prontezza più della profondità, la frammentazione diventa norma. Cambiare approccio richiede politiche organizzative che prevedano fine dei turni, rispetto dei tempi di risposta e spazi protetti per il lavoro profondo.
Posso allenare la mia resilienza emotiva rispetto al multitasking?
Sì ma la parola allenare qui non significa sopportare di più. Significa creare abitudini che riducano la frequenza delle interruzioni e aumentino la qualità delle chiusure. Piccoli riti di disconnessione, tempi dedicati alla riflessione e il rispetto di confini chiari sono esercizi pratici che, ripetuti, riducono il carico emotivo accumulato.
Quale primo passo pratico posso fare oggi?
Individua un compito importante e dagli una chiusura rituale riconoscibile anche breve. Non serve un grande gesto. Un minuto di scrittura che cataloghi lo stato del compito o una breve nota vocale per te stesso possono segnare una chiusura sufficiente a ridurre l attention residue e a proteggere l energia emotiva per il prossimo compito.