L’abitudine che ti fa sembrare mentalmente esausto tutto il tempo

La mattina mi sveglio e vedo persone che sembrano avere sette giorni di sonno arretrato nonostante abbiano dormito. Non è solo stanchezza fisica. C è una qualità più sottile e corrosiva: una specie di appannamento mentale che arriva lentamente e poi si stabilizza come un odore fastidioso. Ho osservato questo fenomeno per anni e ho una proposta scomoda: la colpevole più frequente non è il troppo lavoro né la mancanza di sonno. È l abitudine di consumare informazioni in modo predatorio e senza regole.

Perché sembri sempre esausto anche quando non dovresti

Chi legge questo articolo probabilmente riconosce la scena. Il telefono in mano ancora a letto. Una scorribanda di notizie, brevi video, discussioni indignate, post che chiedono reazioni istantanee. Non è tanto il contenuto singolo a stancare quanto il modo sequenziale in cui lo si assorbe: un flusso senza interruzioni che frammenta il pensiero e prosciuga la capacità di attenzione. Non è uno stato occasionalmente temporaneo. Diventa una condizione permanente. La mente impara ad aspettarsi microshock emotivi costanti e paga il conto con la lucidità.

Non stai solo perdendo tempo

Questa non è una predica moralistica contro la tecnologia. È un’analisi di meccanismi cognitivi. Quando il cervello viene esposto continuamente a stimoli di allerta o di negatività si attiva una forma di vigilanza costante che consuma risorse attentionali. Non ti accorgi che il rendimento cognitivo cala perché il criterio di giudizio cambia: la normalità diventa quell affaticamento. È un abbassamento lento delle aspettative di energia e concentrazione.

Il nome che gli scienziati danno a questo comportamento

Negli studi recenti il fenomeno è stato spesso descritto con termini diversi. Alcuni lo chiamano doomscrolling. Altri parlano di esposizione ripetuta a stimoli negativi. In ogni caso la sostanza è la stessa: un consumo compulsivo di contenuti che fa leva sulla nostra predisposizione a notare il negativo e ci lascia mentalmente più poveri. Non è una bufala del web. Ci sono dati e riflessioni accademiche che lo supportano.

“Doomscrolling, the habit of endlessly consuming negative news, is basically your brain s ancient threat detection system running wild in the digital age.” Cory Smith Senior Lecturer in Psychology Middle Georgia State University.

Questa frase non è un paradosso retorico. Taglia al cuore dell argomento: ciò che una volta ci teneva in vita oggi divora la nostra capacità di stare presenti e pensare chiaramente.

Perché non è sufficiente ‘staccare’ per sentirsi meglio

Ho visto persone che disinstallano le app e poi riprendono la stessa modalità di consumo con il browser. Ho visto diete digitali che durano una settimana e poi ripiombano nel solito schema. La radice del problema non è l oggetto ma la ritualità che gli diamo: la gratificazione immediata, la ricerca di conferma, la lotta contro la noia. Queste leve psicologiche restano attive anche quando tentiamo di cambiare i dispositivi.

Una linea sottile tra informarsi e affogare

Informarsi è giusto. Ma la forma conta più del contenuto. Una cronaca selettiva e programmata libera risorse. Un tuffo senza rete affoga. Non sto qui a proporre rimedi salvifici. Ma dico questo con chiarezza: se la tua giornata inizia con un accumulo di microshock informativi, la tua soglia di energia cognitiva cala e non ti serviranno scuse per spiegare perché sei sempre stanco.

Osservazioni non banali che ho raccolto

Le persone italiche che conosco tendono ad avere due risposte tipiche. La prima è l autoaccusa: mi sento colpevole di non riuscire a essere presente. La seconda è l iperrazionalizzazione: organizzo liste e programmi ma continuo a non sentirmi meglio. Tra le due c e una terza possibilità meno raccontata: imparare a riconoscere il colore cognitivo del proprio giorno. Ci sono giornate a bassa banda in cui la mente non regge input complessi. Riconoscerle è già un atto di cura intellettuale e non un lusso.

Perché alcuni metodi comuni non funzionano davvero

Spesso i consigli che circolano si limitano a indicazioni generiche. Limitare le notifiche. Mettere il telefono in un’altra stanza. Tutte buone idee ma insufficienti se non si affronta la dinamica di base: il modo in cui si sceglie o ci si lascia scegliere il contenuto. È qui che si nasconde il vero sloggiamento della mente. La disciplina esterna che non si radica in una disciplina interna dura poco.

Un approccio meno prevedibile

Propongo un atteggiamento che può sembrare strano: trattare l informazione come se fosse un cibo pregiato. Non confondere tutto questo con una prescrizione rigida. Immagina di masticare lentamente i contenuti più pesanti e di tomare piccoli assaggi delle cose leggere. La metafora non è delicata ma rende l idea: non è la quantità che decide il valore; è il modo in cui la sostanza viene processata dalla tua mente.

Qualche affermazione non diplomatica ma veritiera

Non credo che la soluzione sia sempre tecnica. Non credo che il problema sia solo dei social. Non credo che tutti abbiano bisogno di un terapista o di una app. Credo invece che la responsabilità individuale esista e che spesso venga nascosta dietro la narrativa della dipendenza totale. Sì a una responsabilità condivisa con le piattaforme. Ma no ad una rinuncia totale alla propria capacità di scelta.

Lascerò alcune cose deliberate in sospeso. Non ho tutte le risposte. Ma ho osservazioni: la stanchezza mentale da informazione è reale. Si insinua. Si normalizza. E spesso prospera nel silenzio della colpa e dell imbarazzo.

Conclusione provvisoria

Se ti senti costantemente esaurito prova prima di tutto a osservare il ritmo del flusso informativo che consenti ogni giorno. Non per punirti. Per capire. Per esempio esiste una differenza tra essere informati sulla realtà e restare intrappolati nella sua rappresentazione più rumorosa. Potrebbe essere il momento di diventare meno rumorosi anche dentro la tua testa.

La domanda finale che ti lascio è questa: quanto valore reale guadagni dall aggiornamento immediato su tutto? E quanto perdi in lucidità per affrontare le tue giornate? Non è una domanda retorica. È un invito a guardare da vicino quel piccolo comportamento che ti rende sempre stanco.

Tabella di sintesi

Problema Cosa succede Effetto percepito
Consumo informativo incontrollato Vigilanza emotiva continua Affaticamento cognitivo
Rituali mattutini di scroll Inizio giornata con microshock Senso di esaurimento precoce
Strategie superficiali Disconnessioni temporanee Recidiva del comportamento
Approccio intenzionale Selezione e ritmo nell assumere informazione Maggiore chiarezza mentale

FAQ

Che cos è esattamente la stanchezza mentale causata dall informazione?

È un senso di apatia cognitiva e di ridotta capacità decisionale che deriva da un esposizione prolungata a stimoli informativi frammentati. Non è solo fatica fisica. È un indebolimento delle risorse attentive che rende tutto più faticoso e meno significativo.

Come capisco se è questo il mio problema e non altro?

Osserva i pattern. Se ti senti più svuotato nei giorni in cui consumi più notizie e se la tua lucidità migliora nei giorni con meno stimoli allora il nesso è probabile. Non è una diagnosi medica. È una osservazione comportamentale che può guidare un primo intervento personale.

È un problema solo dei giovani digitali?

No. Colpisce chiunque usi schermi e feed per informarsi o per svago. I meccanismi psicologici sono trasversali anche se i modi di manifestarsi possono variare con l età e lo stile di vita.

Questo fenomeno è comprovato dalla ricerca?

Sì. Numerosi studi hanno collegato l esposizione continuativa a notizie negative e a consumo compulsivo di contenuti con aumenti di ansia e un calo del benessere soggettivo. Il campo è in crescita e la letteratura offre interviste e studi empirici che descrivono correlate tra scrolling compulsivo e affaticamento cognitivo.

Devo rinunciare a essere informato per non essere esausto?

Non serve rinunciare. Serve decidere come informarsi. Programmare, selezionare fonti, limitare il rumore e scegliere ritmi sono strategie pratiche per restare informati senza compromettere l energia mentale.

Author

  • Antonio Romano
    Antonio Romano is the professional cook and owner behind Pizzeria Il Girasole, based in Faenza (RA), Italy.
    With years of practical experience in commercial kitchen environments, Antonio oversees daily operations, menu development, ingredient sourcing, and service standards. His work focuses on consistency, preparation methods, and the disciplined execution of traditional Italian cooking techniques.
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