Perché stare leggermente di lato durante una conversazione crea fiducia e apre la porta alle parole

Stare leggermente di lato durante una conversazione è una di quelle mosse non dette che la maggior parte delle persone fa senza pensarci. Io la uso spesso quando registro interviste o quando parlo con sconosciuti in eventi. Non è che sia una regola aurea ma cè qualcosa nell’angolo del corpo che calma, che riduce la pressione dell’immediatezza e insieme suggerisce disponibilità. In questo pezzo provo a spiegare perché questa postura funziona e a raccontare alcuni miei esperimenti quotidiani in bar e a conferenze.

La piccola inclinazione che cambia l’atmosfera

Non intendo una posa teatrale ma un semplice aggiustamento: le spalle non parallele al viso dell’altro, un’apertura laterale del torace, i piedi non perfettamente allineati. Chi sta leggermente di lato sembra meno concentrato su se stesso e meno diretto come un puntatore. Il risultato concreto è che l’altro percepisce meno pressione. E quando la pressione diminuisce, la difesa cala e la voce si allarga.

Un fenomeno che ha radici nelle scienze del comportamento

La ricerca sul linguaggio del corpo parla di orientamento corporeo e di proxemica. Albert Mehrabian ha esplorato come il corpo comunichi immediatamente affetto o distanza. In termini pratici la “immediatezza” comprende inclinazioni, orientamento e distanza. Non è un caso che, quando vogliamo mostrare interesse, ci avviciniamo e ci giriamo verso l’interlocutore. Ma si può anche modulare quell’interesse evitando lo scontro frontale.

Albert Mehrabian psicologo autore di Silent Messages e studioso della comunicazione non verbale ha osservato che i segnali di immediatezza includono il corpo rivolto verso l’altro la propensione al contatto e l’avanzamento fisico che aumentano la sensazione di vicinanza e affetto.

Perché il lato funziona meglio del faccia a faccia totale

Prova a pensare al modo in cui ti senti quando qualcuno si mette esattamente di fronte a te con le braccia parallele e lo sguardo insistente. C’è una sensazione di giudizio, di palcoscenico. A quell’effetto si oppone la postura laterale: sembra meno invadente, quasi collaborativa. Nel mio lavoro di giornalista ho visto come gli intervistati si rilassino quando io mi sposto di qualche grado. Non sempre, certo. Ma succede spesso abbastanza da farmi credere che ci sia una formula pratica.

Non è solo cortesia. È neurologia sociale.

Il cervello interpreta segnali di minaccia e segnali di apertura. Una rotazione del corpo di pochi gradi segnala al sistema sociale che la conversazione non è una resa dei conti ma uno scambio. Ciò modifica la microchimica dell’interazione: meno tensione muscolare, respirazione più florida, pause più naturali. Io non dico che sia magico. Dico che è efficace perché cambia la colonna sonora emotiva della conversazione senza dire una parola.

Quando usare il lato e quando evitarlo

Il lato non è una bacchetta magica da usare in ogni circostanza. In situazioni di forte gerarchia o quando serve autorità, una postura frontale decisa comunica fermezza. Ma nella maggior parte delle conversazioni quotidiane e in contesti di costruzione di fiducia l’orientamento leggermente laterale funziona bene. Personalmente lo uso quando voglio che l’altro rallenti i riflessi difensivi e racconti di più.

Non prendere la posizione come una regola rigida

Un errore comune è trasformare un trucco efficace in un rituale rigido. Se ti metti di lato e continui a guardare il telefono, la postura perde senso. Il gesto va accompagnato da attenzione reale. Spostare il corpo senza ascoltare è come servire un piatto freddo: bella presentazione ma contenuto scadente.

Storie sul campo. I miei esperimenti urbani

Nei bar di Milano ho provato a sedermi in tre diverse maniere per la stessa intervista: frontale, a 45 gradi, e completamente laterale ma a distanza ravvicinata. Con il 45 gradi la conversazione ha avuto più pause intime più confessioni. Con il frontale ho ottenuto risposte più brevi e difensive. Con la posizione completamente laterale la persona tendeva ad abbassare la voce come in confidenza. Non pretendo che questi test siano scienza ma sono osservazioni accumulatesi in anni di lavoro.

Un avvertimento pratico

In Italia certe regioni sono più “contatto friendly” di altre. Quindi il valore di questa postura cambia a seconda del contesto culturale e sociale. Non c’è una ricetta universale. Ma da Napoli a Torino io vedo lo stesso meccanismo: il lato attenua la spettacolarità della performance sociale.

Amy Cuddy social psychologist alla Harvard Business School e autrice di Presence ha osservato che posture aperte e non minacciose favoriscono una percezione di autenticità e presenza e che il linguaggio del corpo può plasmare come gli altri ci vedono e come noi stessi ci percepiamo.

Un consiglio pratico per provarci da domani

La prossima volta che sei in una conversazione importante prova a ruotare il busto di 10 15 gradi. Mantieni il contatto visivo ma non fisso. Respira con calma e lascia che la domanda successiva nasca naturalmente. Se senti che l’altro si irrigidisce torna alla posizione frontale. Non cercare la perfezione. La cosa interessante è osservare come cambi la dinamica.

Perché spesso i consigli sulla postura sembrano ipocriti

Molte guide di self help rendono le tecniche rigide e prestabilite. Io penso che il vantaggio reale stia nella fluidità e nell’onestà. Stare di lato ha senso se deriva da un’intenzione reale di ascolto e non da un trucco per manipolare. Se lo usi come stratagemma da palcoscenico l’altro lo percepirà come artefatto. L’unica condizione per la verità di questa postura è l’impegno a non recitare.

Conclusione aperta

Stare leggermente di lato non risolverà ogni rapporto ma funziona come un lubrificante sociale. Non so se definire questa postura una regola universale. Preferisco descriverla come un atteggiamento che provoca curiosità e disarmonia positiva. In una società abituata all’impatto frontale questa inclinazione mette in scena un piccolo atto di fiducia che spesso viene ricambiato.

Idea chiave Perché conta
Orientamento laterale Riduce la pressione sociale e facilita l’apertura.
Immediacy e proxemica Il corpo comunica disponibilità prima delle parole.
Contesto culturale Il valore della postura varia secondo luogo e situazione.
Autenticità personale La postura funziona solo se accompagna ascolto vero.

FAQ

Quanta inclinazione devo adottare esattamente per sembrare naturale?

Una rotazione tra i 10 e i 30 gradi del busto rispetto all’interlocutore è spesso sufficiente. Non serve un calcolo millimetrico. L’obiettivo è attenuare l’impatto frontale non evitarlo del tutto. La misura ideale dipende anche dalla distanza conversazionale e dal registro: in una conversazione intima si può avvicinare il busto un poco di più; in un contesto formale si resta più neutri.

Funziona anche al telefono o in videochiamata?

Al telefono l’effetto è meno diretto perché mancano segnali visivi ma il posizionamento del corpo influisce comunque sulla voce. In videocall mantenere una leggera torsione e non guardare lo schermo come fosse uno schermo televisivo può tradursi in un tono più caldo e meno performativo. In sostanza la postura entra nella voce e la voce entra nell’esperienza dell’altro.

Come evitare che la tecnica sembri manipolazione?

La differenza tra strumento e manipolazione sta nell’intenzione. Se usi l’orientamento laterale per ascoltare davvero per verificare il punto di vista altrui allora è onesto. Se lo usi per ingannare o convincere senza ascoltare, diventa artificiale. La pratica migliore è alternare osservazione e auto controllo e chiedere feedback quando possibile.

Ci sono culture dove questa postura non funziona?

Sì. Le regole di proxemica e orientamento variano molto. In alcune culture l’avvicinamento frontale è segno di cortesia mentre in altre si preferisce più distanza. Se sei in un contesto interculturale osserva prima e poi agisci. Non esiste una ricetta universale ma esistono segnali che impari osservando.

Posso insegnare questa tecnica a un team di lavoro?

Sì ma con attenzione. Un laboratorio pratico seguito da debriefing funziona meglio di una lezione frontale. Fai piccoli esercizi di role play e raccogli impressioni. Se il gruppo percepisce il valore pratico della torsione allora integrare la postura nella comunicazione quotidiana è naturale.

Author

  • Antonio Romano
    Antonio Romano is the professional cook and owner behind Pizzeria Il Girasole, based in Faenza (RA), Italy.
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