Come la Narrative Therapy Riscrive la Tua Storia Personale per Restituirti Potere

La Narrative Therapy non è una panacea né una moda terapeutica ancora accademicamente lucidata. È piuttosto un modo di restituire trama e senso a parti di vita che hanno perso contorni. In questa pagina provo a spiegare perché, per me, funziona più spesso di quanto chiamiamo efficacia nei libri di testo. Non solo tecniche ma pratiche di ascolto che cambiano il peso delle parole. Non solo terapia ma un ripensamento della trama autobiografica.

Una svolta semplice eppure ignorata

Molte terapie puntano su cambiamento di comportamento o su rielaborazione di emozioni. La Narrative Therapy fa una mossa diversa. Ti chiede di guardare la storia che ti racconti su te stesso come se fosse un oggetto sul tavolo. Non per smontarla in pezzi senza rispetto. Ma per poterla osservare con mani più leggere e occhi meno giudicanti. Chi scrive queste storie spesso ignora che le storie sono costrutti sociali. Per questo possono essere riscritte.

Non tutte le storie sono uguali

Ci sono racconti che ci fanno bene e racconti che ci tengono incastrati. La terapia narrativa separa l identità dai problemi. È una separazione concreta. Quando una persona diventa “il problema” la possibilità di cambiamento si contrae. Io credo che una delle ragioni per cui questo approccio funziona sia che restituisce ampiezza alle opzioni disponibili. Non illusione. Spazio. Respiro.

“We’re more than the problems that we live with aren’t we”

Sasha McAllum Pilkington Narrative Therapist Harbour Hospice Auckland.

Una pratica che ascolta le contraddizioni

Non suggerisco che la Narrative Therapy passi sopra le contraddizioni interiori. Piuttosto le mette al centro. Con questo approccio la contraddizione non è un errore da correggere ma un materiale con cui lavorare. In molti casi ho visto persone che consultano la loro storia come se fosse una sentenza definitiva. E la terapia narrativa chiede loro di rimettere in discussione la corte che ha emesso la sentenza.

Domande che spostano

Le tecniche non sono banali. Domande come Che storia stai raccontando quando dici questo e Che parti di te rimangono in ombra quando parli di quella scelta possono sembrare semplici. Nella pratica però aprono ferite e finestre allo stesso tempo. Ti spostano da una prospettiva di colpa autoassegnata a una esplorazione di contesto e intenzioni. Questo è il petrolio dell empowerment nella narrativa terapeutica.

Perché non è soltanto ‘pensare positivo’

La Narrative Therapy non è un invito sterile al pensiero positivo. Anzi. Quando qualcuno ti dice di essere positivo si chiude il dialogo su cosa sta davvero succedendo. La terapia narrativa mette sotto la lente i discorsi culturali dominanti che spesso non ci fanno bene. Non elimina il dolore ma resta con esso e con chi lo vive. A mio avviso questo modo di restare è la radice pratica del ricostruire la storia.

Il ruolo della comunità e delle relazioni

Le storie non nascono nel vuoto. Nascono tra le persone. La Narrative Therapy considera i legami sociali come tessuto di supporto e come fonte di nuove storie possibili. Questo spostamento dall individuo isolato alla rete di relazioni è per me uno degli aspetti più sottovalutati ma potenti di questo approccio. Ripensare la propria storia senza considerare chi ascolta è un errore metodologico di cui ho visto molte versioni fallire.

Un esempio che resta nella testa

Conosco una donna che arrivò convinta di essere soltanto “la figlia che non ce la fa”. Non c era spazio per altro nella conversazione. In sedute lente e non lineari abbiamo riportato in luce ricordi periferici di quando era capace di organizzare feste di quartiere e di essere quella che gli altri cercavano per prendere una decisione pratica. Quelle memorie erano microscopiche. Ma hanno fatto il lavoro di portare avanti la narrazione alternativa. Nel tempo la definizione di se stessa si è ampliata. Il cambiamento non fu un colpo di scena. Fu un allargamento continuo. Non tutte le storie finiscono come nei libri ma cambiano direzione.

Non prometto miracoli

La mia posizione è netta. Non credo nei cambiamenti epici da un giorno all altro. Credo nei cambiamenti che si vedono quando qualcuno inizia a raccontare diversi capitoli della sua vita. Alcune persone vogliono che il terapeuta sia il regista della riscrittura. Per esperienza questo quasi sempre produce una storia che non regge fuori dallo studio. La vera riscrittura accade quando la persona è protagonista e il terapeuta è una guida con domande affilate.

Vantaggi pratici e limiti

Tra i vantaggi concreti c è la possibilità di lavorare rapidamente su narrazioni che limitano l agire. È efficace in contesti dove la costruzione di senso è centrale. Tuttavia ha limiti. Quando ci sono patologie che richiedono interventi somatici o farmacologici la narrativa da sola non basta. Ma nemmeno lo psicofarmaco senza lavoro narrativo riscrive come la persona vede il suo ruolo nel mondo. Per me il dialogo ideale è integrato e rispettoso delle competenze diverse.

Una pratica aperta e in evoluzione

La Narrative Therapy si nutre di cultura e contesto. Non è un pezzo unico da applicare a tutte le vite. È un insieme di pratiche che richiede creatività e adattamento. Io la consiglio quando l obiettivo è riconquistare senso e margini di scelta nella propria esistenza. Ma non la consiglio come unico strumento quando la situazione richiede anche interventi medici o legali. Dico le cose come le vedo. Metto un punto fermo. E poi lascio che la conversazione continui.

Come iniziare se ti interessa

Non serve un manuale senza volto. Serve un terapeuta che sappia fare domande come fossero piccoli scalpelli. Serve tempo. Serve disponibilità a riascoltare parti di sé che finora erano state messe nella categoria degli errori. Se vuoi sperimentare la narrativa in un lavoro personale cerca professionisti che citino la tradizione di Michael White e David Epston e che siano aperti a lavorare in squadra con altri professionisti quando necessario.

Idea chiave Cosa significa
Separazione problema identità Permette di vedere i problemi come entità esterne e non come definizioni fisse dell Io.
Decostruzione dei discorsi culturali Identifica idee dominanti che limitano le scelte e le riformula.
Riconoscimento delle relazioni Include la rete sociale come fonte di nuove storie possibili.
Pratiche di domanda Domande mirate che aprono spazi di azione e riflessione.

FAQ

Che differenza c è tra Narrative Therapy e altre terapie centrate sul cambiamento?

La differenza principale è l attenzione alla storia personale come costruzione sociale. Le terapie comportamentali lavorano su modelli operativi e le terapie psicodinamiche scavano nel passato. La narrativa lavora sul racconto che tiene insieme passato presente e aspettative future. Non è esclusiva di altre pratiche. Può essere combinata.

Quanto tempo serve per vedere cambiamenti pratici?

Dipende. Per alcune persone piccoli cambiamenti nella narrazione si notano in poche sedute. Per altre la trasformazione è lenta. Non misuro il successo solo in numero di sedute ma nella capacità di una persona di vedere nuove opzioni e prenderne almeno una.

La Narrative Therapy funziona per tutti i problemi?

Non per tutti. È più adatta a problemi che implicano senso identitario e significato. Per condizioni che richiedono interventi medici urgenti o trattamenti farmacologici intensi la narrativa può essere complementare ma non sostitutiva.

Serve uno specialista per provarla?

Sarebbe preferibile. Un professionista formato sa usare le domande giuste e può guidare senza sovrapporsi alla voce della persona. Se non trovi un terapeuta narrativo dichiarato chiedi a chi segui se integra pratiche narrative.

Ci sono rischi nell esplorare la propria storia?

Rischi non ci sono meno del normale lavoro terapeutico. Può emergere dolore. Per questo è importante avere un ambiente di supporto e professionisti che sappiano gestire la pressione emotiva che la rielaborazione può generare.

Se dovessi sintetizzare in una frase direi che la Narrative Therapy insegna a ridisegnare i margini entro cui viviamo. Non toglie il dolore ma allarga il campo delle possibilità.

Author

  • Antonio Romano
    Antonio Romano is the professional cook and owner behind Pizzeria Il Girasole, based in Faenza (RA), Italy.
    With years of practical experience in commercial kitchen environments, Antonio oversees daily operations, menu development, ingredient sourcing, and service standards. His work focuses on consistency, preparation methods, and the disciplined execution of traditional Italian cooking techniques.
    Every dish served at Pizzeria Il Girasole reflects hands-on experience rather than theoretical trends. From dough preparation and timing to temperature control and final presentation, Antonio maintains direct involvement in the standards that define the restaurant’s kitchen.

    Editorial Responsibility
    Antonio is responsible for:

    Reviewing and approving all website content

    Ensuring menu descriptions reflect actual dishes served

    Maintaining accuracy of published restaurant information

    Overseeing updates related to operations or services

    All content published on https://yellowgreen-llama-591100.hostingersite.com is created or reviewed under his direction to ensure it accurately represents the restaurant.

    Professional Approach
    Antonio’s approach to cooking is based on:

    Ingredient knowledge

    Methodical preparation

    Attention to timing and balance

    Respect for traditional Italian techniques

    The website reflects the same philosophy applied in the kitchen: clarity, precision, and consistency.
    https://www.facebook.com/imantonioromanochef/

     

Lascia un commento