Perché il multitasking sembra farti volare ma scarica la batteria mentale prima del previsto

Mi è capitato spesso di tornare a casa dopo una giornata di lavoro piena di finestre aperte sullo schermo e sentirsi stranamente esausti senza sapere esattamente il perché. Cosa dà lillusione di efficienza quando in realtà ti prosciuga? Qui provo a raccontarlo senza pizzi retorici. Non è solo colpa del telefono o della cattiva volontà. È una dinamica più sottile, sottovalutata e in parte culturalmente costruita.

Il piacere ingannevole dellazzardo cognitivo

Il multitasking offre ricompense dolorosamente semplici. Ogni notifica è una piccola vittoria istantanea. La mente riceve la sensazione di aver portato a termine qualcosa e questo produce un piacere rapido, quasi un piccolo applauso interno. È così che si forma labitudine: ricompensa immediata per sforzo minimo. Però queste vittorie sono sottili e spesso false. Più le accumuli, più perdi slancio verso i compiti che davvero contano.

Come si traduce nella vita quotidiana

Ti capita di scrivere un testo, rispondere a una email, scorrere i social e partecipare a una call nello stesso arco di tempo. A occhio sembra che la lista sia corta. Nella pratica i tempi si dilatano, gli errori aumentano e la sensazione soggettiva di aver «fatto molto» resta un simulacro. La fatica che senti alla fine non è solo stanchezza fisica: è un consumo metabolico del cervello che non appare nelle app di monitoraggio del tempo.

La scienza lo dice chiaro

Non voglio fare il professore con verità da manuale ma qui entra un nome importante. Earl Miller è neuroscienziato al Massachusetts Institute of Technology e lavora sul tema dellattenzione divisa. Miller sostiene che il cervello non sia fatto per svolgere due compiti che richiedono controllo esecutivo contemporaneamente. Quando pensiamo di essere multitasker, in realtà stiamo continuamente passando da uno stato allaltro e ogni passaggio impone un costo cognitivo.

“The brain is not wired to multi task well. When people think they are multi tasking they are actually just switching from one task to another very rapidly and every time they do there is a cognitive cost in doing so.” Earl Miller Neuroscientist Massachusetts Institute of Technology.

Questa frase non è poesia motivazionale è un promemoria pratico: quel che sembra guadagno è spesso perdita nascosta.

La sensazione di vuoto dopo il flusso

Curioso e poco raccontato è il sentimento che segue sessioni prolungate di frammentazione dellattenzione. Non sempre si traduce in sonnolenza. Più spesso si manifesta come un appiattimento emotivo: una riduzione dellintensità con cui percepisci piacere e significato. È come se il cervello, dopo troppi microcambi di fuoco, decidesse di oscillare su modalità di conservazione. Non è la solita «stanchezza da lavoro», è la riorganizzazione difensiva delle risorse mentali.

Perché la strategia del multitasking è una trappola culturale

Viviamo in società che premiano la visibilità dellimpegno più che limpegno stesso. Postare, rispondere rapido, essere «sul pezzo» danno limmagine di efficacia. Ma questa estetica del fare veloci curva la pratica verso attività superficiali e frammentate. Il risultato è una produttività visibile ma fragile e una capacità di pensiero profondo che si ottura come un tubo trascurato.

Unapertura personale

Ti confesso: anche io cado nella trappola. Ci sono giorni in cui alterno decine di compiti e alla fine mi trovo a scrivere righe banali. Poi mi fermo, vado a fare una passeggiata corta e la qualità del mio pensiero cambia. Non è una soluzione miracolosa, è solo una testimonianza. Forse la differenza è saper vedere quando la frenesia è performativa e quando è anestetico.

Un particolare poco raccontato dalla retorica della produttività

La maggior parte degli articoli parla di errori, rallentamento e stress. Questo è vero. Ma cè un altro aspetto che raramente viene messo in evidenza: la perdita di impressione temporale. Chi si abitua al multitasking perde il senso della durata dei processi mentali. I compiti che prima richiedevano sequenze interiori divengono strati scomposti. Questo rende più difficile formare pensieri complessi e ricorda, in modo inquietante, il lavoro creativo che si sfalda in mille pezzi.

Una verità pratica

Ridurre la dispersione non è necessariamente tornare a stare ore in solitudine sterile. Si tratta di rimodulare la frequenza dei cambi di contesto e di imparare a rispettare il tempo di ricarica cognitiva. Alcune persone trovano utile programmare micro pause effettive, non solo scorrimenti di social tra una email e laltro.

Citazione di autorità e cosa ne ricavo

Daniel Levitin docente e autore noto per i suoi studi su informazione e attenzione ha spiegato che il continuo switching fa consumare il carburante mentale necessario per ragionare con chiarezza. Non lo riporto come slogan ma come base di una strategia: se il cervello consuma risorse per passare da un compito allaltro allora vale la pena scegliere dove spendere quelle risorse.

“Every time we switch tasks our brain burns oxygenated glucose the same fuel we need to focus and make good decisions.” Daniel J Levitin Professor McGill University.

La riflessione immediata è semplice: se vuoi decisioni migliori e meno esaurimento evita di spalancare troppe porte mentali contemporaneamente.

Conclusioni che non pretendono di chiudere il discorso

Il multitasking non è un crimine e talvolta è indispensabile. Mi rendo conto che molte professioni richiedono di monitorare più flussi informativi. La proposta non è proibire ma rendere consapevole luso. Usalo quando serve e non come anestetico emotivo. E soprattutto impara a riconoscere il costo reale: non solo tempo perso ma energia intellettuale e qualità del pensiero ridotte.

Appunti finali

Se vuoi provare qualcosa di concreto comincia da una piccola sfida di due giorni. Riduci il numero di cambi di finestra vero e proprio e annota come cambia la sensazione energetica. Non aspettarti miracoli istantanei. Il cambiamento è subdolo. E a volte la consapevolezza è lintervento più potente.

Tabella riepilogativa

Idea Impatto immediato Cosa fare
Multitasking come switching Consumo rapido di risorse mentali Limitare i cambi di contesto
Ricompensa istantanea Facile rinforzo dellabitudine Rendere visibile il vero output qualitativo
Perdita di profondità Pensiero creativo più debole Blocchi di lavoro focalizzato
Appiattimento emotivo Meno piacere e significato Micro pause per ricalibrare

FAQ

Il multitasking rallenta sempre il lavoro?

Non sempre ma frequentemente. Quando i compiti richiedono controllo esecutivo e concentrazione il passaggio continuo allunga i tempi effettivi e aumenta la probabilità di errori. In attività routinarie molto automatiche può non esserci lo stesso costo percettibile. Vale la pena valutare task per task e non applicare regole assolute.

Come riconosco se sto perdendo qualità nel lavoro?

Segnali utili sono frequenti interruzioni che richiedono riconsiderazione del contesto e aumento degli errori banali. Se dopo una sessione di lavoro ti rimane la sensazione di aver prodotto molto ma con poco valore concreto probabilmente stai frammentando troppo la tua attenzione.

Esistono lavori in cui il multitasking è inevitabile?

Sì. Alcuni lavori di monitoraggio o coordinamento richiedono la supervisione di più flussi informativi. Anche in questi casi è possibile organizzare priorità temporali e creare momenti in cui si sospende il monitoraggio per affrontare compiti che richiedono profondità. Non è questione di eliminare il multitasking bensì di governarlo.

Quanto tempo serve per notare benefici da meno multitasking?

I miglioramenti possono variare. Alcune persone sentono differenze nellarco di giorni con una riduzione manifesta dello stress e maggiore chiarezza. Per altri si tratta di settimane di pratica per rieducare lasse dellattenzione. La costanza è più importante della velocità del cambiamento.

Come si concilia la cultura della disponibilità immediata con la necessità di concentrazione?

Serve un patto esplicito con chi ti chiede disponibilità. Stabilire finestre di risposta e comunicare limiti aiuta. La cultura organizza le sue aspettative quando la leadership dà esempio. A volte limpegno è culturale prima che individuale.

Vale la pena eliminare tutte le notifiche?

Non è obbligatorio ma è spesso utile sperimentare. Le notifiche sono progettate per catturare lattenzione. Ridurne il numero crea uno spazio mentale che consente di ricostruire abitudini di lavoro più profonde. Prova con una temporanea eliminazione e osserva laccordo tra energia percepita e risultato.

Author

  • Antonio Romano
    Antonio Romano is the professional cook and owner behind Pizzeria Il Girasole, based in Faenza (RA), Italy.
    With years of practical experience in commercial kitchen environments, Antonio oversees daily operations, menu development, ingredient sourcing, and service standards. His work focuses on consistency, preparation methods, and the disciplined execution of traditional Italian cooking techniques.
    Every dish served at Pizzeria Il Girasole reflects hands-on experience rather than theoretical trends. From dough preparation and timing to temperature control and final presentation, Antonio maintains direct involvement in the standards that define the restaurant’s kitchen.

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