Non è nostalgia. È osservazione. Chi è nato o cresciuto negli anni 60 e 70 porta dentro una serie di abilità psicologiche che non sono semplici ricordi ma processi mentali concreti. Li vedo ogni volta che parlo con miei zii, con vicini di casa o con colleghi che ricordano file di vinili, biciclette riparate in cortile e la sensazione di dover arrangiarsi. Questo articolo non vuole idealizzare un decennio o demonizzare il presente. Voglio esplorare quei nervi psicologici che si sono temprati allora e che oggi troviamo sempre meno spesso.
Un riassunto veloce prima di addentrarci
La tesi è semplice e, allo stesso tempo, scomoda: la quotidianità analogica di quegli anni funzionava come palestra involontaria per alcuni aspetti della mente. Non era una scuola organizzata. Era una serie di microesperienze ripetute che allenavano pazienza, responsabilità e capacità di affrontare l’incertezza senza ricorrere a uno schermo o a un servizio esterno. Alcune caratteristiche sono comuni, altre più sottili, quasi schematiche. Le elenco e poi le apro con esempi, osservazioni e qualche opinione personale.
Le nove forze mentali
1. Tolleranza al disagio
Non è stoicismo costruito. È semplice esperienza: code più lunghe, attese a telefono, vacanze senza prenotazioni immediate. La ripetizione di piccoli fastidi produce una soglia di sopportazione. Oggi abbiamo soluzioni rapide che riducono quelle repliche quotidiane, e con esse si affievolisce la pratica stessa del tollerare.
2. Autonomia pratica
Riparare un tubo che perde, aggiustare una bici, saper montare una mensola senza tutorial erano mosse che richiedevano fiducia nelle proprie mani. Questa fiducia non è solo abilità manuale: è la percezione che ci si possa affidare a se stessi prima di chiamare aiuto esterno.
3. Pazienza prolungata
Aspettare per un programma televisivo, risparmiare per comprare qualcosa, studiare senza distrazioni. Non parlo di virtù moralistica. Parlo di un allenamento dell’attenzione come muscolo che oggi viene usato meno perché gli stimoli si frammentano costantemente.
4. Resilienza sociale
Le relazioni erano perlopiù faccia a faccia. I conflitti si risolvevano in corridoio o davanti alla porta di casa. La capacità di tollerare un imbarazzo sociale, di rimediare a un errore in pubblico, era esercizio quotidiano. Oggi la fuga digitale ha sostituito quelle opportunità di riparazione diretta.
5. Responsabilità interiore
Fare i compiti senza che qualcuno controllasse, prendersi cura dei fratelli minori, lavori part time che ti insegnavano che il tuo comportamento aveva conseguenze pratiche sulla famiglia. Le richieste esterne formavano un senso di responsabilità solido e meno incline alla delega.
6. Pensiero economico creativo
La scarsità non era cosa rara. Questo spingeva a creare soluzioni low tech, a riutilizzare, ad aggiustare. Il pensiero ‘cosa posso fare con quello che ho’ è un tipo di creatività che oggi tende a scomparire perché l’opzione di comprare subito è sempre disponibile.
7. Coerenza narrativa
Vivere in un quartiere, frequentare le stesse botteghe, crescere con rituali locali costruiva una storia che dava senso alle piccole crisi. La comunità funzionava come una cornice narrativa. Oggi le identità sono spesso plurime e liquide e questa frammentazione rende più difficile costruire una storia di sé stabile.
8. Capacità di attenzione lunga
Libri e giornali, film non on demand, conversazioni che duravano oltre il tempo di uno scroll: la mente veniva allenata alla profondità. Non sempre quella profondità portava saggezza, ma era un terreno fertile per pensieri complessi.
9. Familiarità con l’incertezza
Quegli anni erano segnati da crisi economiche, tensioni internazionali e mutamenti culturali. L’incertezza costante, paradossalmente, ha insegnato a convivere con la possibilità del cambiamento senza vista esclusivamente catastrofica. Questo non vuol dire che l’esperienza fosse piacevole. Vuol dire che la mente ha imparato a non sciogliersi davanti al futuro.
Una voce autorevole nel mezzo della conversazione
“Grit is perseverance and passion for long term goals.” Angela Duckworth Doctor of Psychology University of Pennsylvania.
La citazione di Angela Duckworth non spiega tutto, ma fornisce una lente utile: la combinazione di tenacia e attenzione prolungata è un tratto che molti di quegli anni hanno coltivato inconsapevolmente. Non lo chiamerei destino biologico. Lo chiamerei condizione storica che produce abitudini mentali.
Perché queste forze sono così rare oggi
Non mi piace la retorica del ‘tutto era meglio’. Il mondo digitale ha benefici enormi. Però la convenienza elimina spesso il processo che costruisce la resilienza. Se tutto si risolve con un click perdiamo la pratica di riconoscere che alcune soluzioni richiedono tempo, fatica e ripetizione. Le nuove generazioni hanno strumenti diversi per sviluppare le stesse qualità ma devono farlo con intenti espliciti perché l’ambiente non le offre più in modo automatico.
Cose da non dire
Non dico che tutti quelli cresciuti negli anni 60 e 70 siano più forti mentalmente. Alcuni tra loro hanno sofferto, sono stati trascurati, hanno subito traumi. Il punto è che quel contesto tendeva a generare ripetizioni che, in molti casi, funzionavano come esercizio psicologico. Alcuni migliori. Alcuni peggiori. Emergere da quella esperienza con forze mentali richiede anche fortuna e relazioni di supporto.
Qualche suggerimento pratico e non consolatorio
Se l’idea di recuperare quelle abilità ti interessa, non esiste un kit rapido. Esistono però pratiche che emulano quelle microesperienze. Fare una cosa scomoda senza cercare immediata soluzione digitale. Riparare qualcosa di utile. Parlare di persona e affrontare un disagio sociale senza cancellare la conversazione. Non sono ricette poetiche. Sono esercizi ripetuti che, nel tempo, cambiano il modo in cui la mente valuta il disagio e la responsabilità.
Conclusione
Mi interessa meno il sapore romantico del passato e più la domanda pratica: come recuperiamo strumenti psicologici utili in un mondo diverso? Non risponderò con verità universali. Lascerò invece due immagini. La prima è di una signora che sistema una giacca rotta con ago e filo e sorride come se stesse compiendo un piccolo rito. La seconda è di un adolescente che impara a resistere a una notifica per leggere le prime pagine di un libro senza interruzioni. Non servono diagrammi morali. Serve allenamento.
Tabella riassuntiva
| Forza mentale | Origine superficiale | Perché è rara oggi |
|---|---|---|
| Tolleranza al disagio | Attese e limitazioni tecnologiche | Soluzioni istantanee |
| Autonomia pratica | Riparazioni e responsabilità domestiche | Outsourcing e servizi on demand |
| Pazienza prolungata | Media a consumo limitato | Contenuti brevi e immediati |
| Resilienza sociale | Relazioni faccia a faccia | Interazione mediata e fuga digitale |
| Responsabilità interiore | Lavori e compiti reali | Sovra-protezione e delega |
| Pensiero economico creativo | Scarsità e riuso | Accesso facile al consumo |
| Coerenza narrativa | Comunità locale | Identità liquide |
| Attenzione lunga | Lettura e media estesi | Interruzioni continue |
| Familiarità con lincertezza | Crisi storiche ripetute | Percezione di controllo tecnologico |
FAQ
Chi ha studiato queste differenze generazionali in psicologia?
Ci sono studi sulla resilienza la gratificazione e lattenzione che attraversano decenni diversi. Ricercatori come Angela Duckworth hanno messo in evidenza concetti come grit che spiegano parte della tenacia a lungo termine. Lo studio diretto dei tratti generazionali spesso combina dati storici interviste e osservazioni qualitative piuttosto che esperimenti controllati. Questo significa che molte conclusioni sono plausibili ma non sempre universalmente applicabili.
Queste forze mentali possono essere insegnate oggi?
Sì ma richiedono intenzionalità. Non attendere che lambiente te le regali. Serve progettare esperienze che simulino lallenamento passivo del passato come esercizi di attesa creativa responsabilità affidate senza microgestione e pratiche di attenzione prolungata. La plasticità mentale ci permette di imparare ma serve tempo e ripetizione.
Non rischiamo di idealizzare sofferenze passate?
Assolutamente. Molte esperienze di quellepoche erano dure ingiuste e traumatiche. Non sto chiedendo nostalgie romantiche. Sto suggerendo di osservare ciò che funzionava in termini di sviluppo psicologico e di provare a ricrearlo in modi più umani e meno dolorosi. Non tutto quello che costruisce forza è buono di per sé ma alcune pratiche possono essere reinterpretate senza violenza.
Quale sarà il ruolo della tecnologia nel futuro della resilienza?
La tecnologia può essere sia nemica sia alleata. Può rimuovere gli allenamenti naturali ma può anche fornire strumenti per pratiche deliberate come app che favoriscono periodi di attenzione prolungata o comunità virtuali che promuovono responsabilità reale. Il punto non è vietare ma progettare con consapevolezza.
Come riconoscere se una persona ha sviluppato queste forze mentali?
Non ci sono marker unici ma segnali pratici: capacità di portare avanti progetti lunghi senza ricompense immediate abilità nel riparare relazioni dopo conflitti pragmatismo nel risolvere problemi quotidiani e resistenza a piccoli stress ripetuti. Non sono certificati ma comportamenti osservabili.
Cosa posso fare domani per iniziare?
Scegli una piccola pratica che provochi un po di disagio volontario non risolvibile con un click. Potrebbe essere leggere unarticolo lungo senza interromperti sistemare qualcosa con le tue mani o parlare a qualcuno di persona per dirgli una verità scomoda. Non serve il sacrificio eroico serve la ripetizione.