La vera differenza tra chi si sente motivato e chi si sente bloccato. Scoprirai perché non è colpa della forza di volontà

Perché alcune persone passano dal divano al progetto con una velocità esasperante mentre altre restano immobili davanti allo stesso compito per giorni o mesi? Non è solo forza di volontà. Non è nemmeno una questione di carattere che si misura nel sangue. La differenza reale tra chi si sente motivato e chi si sente bloccato risiede in una rete di segnali interni ed esterni che raramente riconosciamo per quello che sono. In questo pezzo provo a raccontarne i contorni facendo entrare qualche idea che i blog motivazionali non ti dicono mai.

Non è mancanza di energia. È un circuito di informazioni sbagliate.

Quando guardo qualcuno bloccato vedo quasi sempre il solito pattern: un piccolo intoppo cognitivo viene amplificato da altri fattori che non sono visibili a prima vista. Invece di ridursi, il problema si autoalimenta. Lavoro, emozione, ambiente e narrazioni personali rimandano continuamente la stessa informazione: non è il momento giusto per agire. Quella ripetizione costruisce uno spazio mentale dove ogni azione sembra un rischio inutile.

La promessa non mantenuta della motivazione

Molti di noi sono cresciuti con l’idea pericolosa che la motivazione sia uno stato stabile che si accende o si spegne. In realtá è un flusso, un sistema di microdecisioni che si aggiorna ogni volta che cambiamo contesto o riceviamo un feedback. Chi è motivato ha imparato a leggere e manipolare quel feedback a proprio vantaggio. Chi è bloccato reagisce a ogni segnale come se fosse fondamentale e immutabile.

L ambiente parla prima di te

La disposizione di una stanza. Il tono di una mail. Un compito definito male. Tutto questo parla prima ancora che tu prenda una decisione. Spesso la soluzione più pratica non è cercare piú forza di volontà, ma rendere l’ambiente meno ostile. Non parlo di pulire la scrivania come rituale magico. Parlo di interrompere i loop informativi che dicono ripetutamente che fallirai.

La trappola dell autodirezione mal esercitata

Daniel H. Pink ha sintetizzato da tempo che esistono tre bisogni base che alimentano la spinta interna: autonomia, padronanza e scopo. Se anche la tua vita ha spazi di libertà, se non c’è chiarezza su come misurare piccoli progressi e se il lavoro sembra privo di senso concreto, la libertà diventa indifferenza e la motivazione evapora.

Autonomy the urge to direct our own lives. Daniel H Pink Author of Drive.

Mettere parole note sul tavolo aiuta. Ma attenzione: conoscere la teoria non trasforma l’ambiente. Serve un lavoro pratico. Chi si sente motivato si costruisce microabitudini che trasformano la libertà in direzione. Chi resta bloccato usa la libertà come scusa per non scegliere.

La psiche che rinuncia prima

Il concetto di resa psicologica non è poesia. È un meccanismo studiato dalla psicologia da decenni. Martin E. P. Seligman ha mostrato che quando gli organismi apprendono che il controllo è inefficace, tendono a fermare ogni tentativo. Questo non è un giudizio morale. È un adattamento. Il problema è che lo applichiamo anche a situazioni che invece sono modificabili.

I think learned helplessness would make someone less defiant and more likely to compliantly tell the interrogator what he wants to hear. Martin E P Seligman Professor of Psychology University of Pennsylvania.

Quando dico che molte persone abbandonano prima di provare intendo proprio questo. Il cervello seleziona rapido le esperienze che sembrano confermare una narrativa di impotenza. Dopo un po diventa difficile districarle.

Una strategia concreta che non ti aspetti

Vorrei che la soluzione fosse elegante. Non lo è. Funziona meglio sistemare la catena di piccoli segnali piuttosto che motivarsi con discorsi potenti. Ridurre la frizione, definire microobiettivi visibili, ottenere feedback immediato e cambiare un elemento dell’ambiente possono modificare la traiettoria in poche ore. Ti sembra poco? È molto se consideri che la maggior parte dei cambiamenti di vita parte da piccoli spostamenti di informazioni e riconoscimenti.

Non fidarti del manuale

Troppo spesso le persone cercano formule. Io consiglio di esplorare. Prova una cosa per tre giorni. Vedi se cambia qualcosa. Se no, prova qualcos’altro. L’approccio sperimentale produce risultati. La rigidità produce stasi. E questa non è filosofia da palestra personale. È un metodo che riduce il rumore e permette al cervello di ricevere segnali utili.

Perché la narrazione conta più del talento

Abbiamo storie interiori su noi stessi che funzionano come termostati emotivi. Se la tua narrazione principale dice che sei persona che non porta a termine, il tuo cervello regolerà comportamenti coerenti con quel settaggio. Cambiare la narrazione è possibile ma non è sufficiente ripetere affermazioni. È necessario generare prove concrete che il termostato sbagliato è rotto. E questo richiede coraggio pratico non entusiasmo estemporaneo.

Non cercare la perfezione

Chi è motivato sa che la perfezione è una trappola. Si concentra sul prossimo passo misurabile. Chi è bloccato la usa come scusa per non iniziare. Questa è una mia opinione che può infastidire: la società dell’istantaneo ci ha resi allergici al progresso lento. Per questo bisogna scegliere deliberatamente di essere lenti e coerenti.

Conclusione aperta

Non ti lascio con una lista di otto punti facili. Ti lascio una provocazione. Se ti senti bloccato prova a considerare che non è un problema etico ma un problema informativo. Modifica il flusso di informazioni attorno a te e dentro di te. Registra minimi progressi. Sii curioso dei segnali invece che resistere a loro. Se non funziona subito non è una colpa. È un esperimento che continua. Potrebbe cambiare tutto.

Elemento Chi si sente motivato Chi si sente bloccato
Feedback Riceve microfeedback e lo usa Riceve segnali negativi e li generalizza
Ambiente Adatta l ambiente alle azioni L ambiente rinforza l inazione
Narrazione Testa ipotesi personali con piccoli esperimenti Si affida a storie immutabili
Autodirezione Usa autonomia per definire confini Usa autonomia come scusa per procrastinare
Strategia Preferisce microazioni ripetute Cerca soluzioni grandi e perfette

FAQ

Come capisco se sono davvero bloccato o sto solo attraversando un momento?

Osserva la ripetizione. Un momento passa. Un pattern si ripete. Se, dopo tre tentativi distinti in contesti diversi, il risultato è invariato, hai più probabilità di essere in un pattern. In quel caso lavora sul flusso di informazioni e non solo sulla motivazione interna. Cambia l’ambiente per tre giorni e valuta l’effetto.

Devo cambiare lavoro o basta modificare l ambiente?

Non è sempre necessario un cambio estremo. Spesso piccoli interventi sul modo in cui il lavoro è strutturato o sul modo in cui ricevi feedback bastano per restituire direzione. Se dopo diversi esperimenti l’ambiente continua a sabotarti, allora considera una scelta più radicale. L’urgenza per cambiare aumenta quando il lavoro erode la tua capacità di sperimentare e imparare.

Quanto conta la personalità in tutto questo?

La personalità influisce ma non determina. Due persone con temperamenti simili possono mostrare risultati opposti se l’ambiente e i segnali cambiano. La mia posizione è che la personalità è un punto di partenza non una sentenza definitiva.

Cosa fare se provo ansia quando tento piccoli cambiamenti?

L ansia è una risposta naturale al cambiamento. Riduci la scala delle azioni. Fai cio che ti sembra appena sotto la soglia del disagio. Se l’ansia resta intensa e paralizzante allora è il momento di cercare un supporto professionale. Non è debolezza. È strumentazione per tornare a sperimentare.

Ci sono tecniche rapide per sbloccare la creatività sul momento?

La tecnica che ho visto funzionare piú spesso è l azione minima misurabile. Metti un timer di cinque minuti e fai qualcosa di imperfetto ma misurabile. Spesso il primo movimento rompe il circuito di informazioni che mantiene il blocco. Non è magico ma è pratico e spesso sorprendentemente efficace.

Author

  • Antonio Romano
    Antonio Romano is the professional cook and owner behind Pizzeria Il Girasole, based in Faenza (RA), Italy.
    With years of practical experience in commercial kitchen environments, Antonio oversees daily operations, menu development, ingredient sourcing, and service standards. His work focuses on consistency, preparation methods, and the disciplined execution of traditional Italian cooking techniques.
    Every dish served at Pizzeria Il Girasole reflects hands-on experience rather than theoretical trends. From dough preparation and timing to temperature control and final presentation, Antonio maintains direct involvement in the standards that define the restaurant’s kitchen.

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    The website reflects the same philosophy applied in the kitchen: clarity, precision, and consistency.
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